Wired
| Wired | |
|---|---|
| Stato | |
| Lingua | inglese |
| Periodicità | Bimestrale (mensile fino al 2024) |
| Genere | Tecnologia, Stile di vita |
| Fondazione | 1993 |
| Sede | San Francisco |
| Editore | Edizioni Condé Nast S.p.A. |
| Direttore | Scott Dadich |
| ISSN | 1059-1028 e 1078-3148 |
| Sito web | www.wired.com/ |
Wired è una rivista statunitense pubblicata dal 1993 a San Francisco, di proprietà di Condé Nast Publications. Inizialmente la sua periodicità era mensile, per poi divenire bimestrale a partire dal 2024.
Nota come "La Bibbia di Internet"[1], è stata fondata dal giornalista Louis Rossetto e da Nicholas Negroponte. La linea editoriale di Wired è stata originariamente ispirata dalle idee del teorico dei media canadese Marshall McLuhan. La rivista tratta tematiche di carattere tecnologico e di come queste influenzino la cultura, l'economia, la politica e la vita quotidiana.
Le versioni internazionali della rivista sono Wired UK e Wired Italia, fruibili anche in versione on line all'interno dei rispettivi siti web.
Storia
Wired (letteralmente "collegato", "cablato") nasce nel 1993 a San Francisco ad opera del giornalista newyorkese Louis Rossetto, dal co-creatore Kevin Kelly e della sua compagna Jane Metcalfe. Furono aiutati a lanciare la rivista dall'imprenditore informatico Charlie Jackson e da Nicholas Negroponte, creatore del Mit Media Lab che non solo collaborò con la rivista dal 1993 al 1998[2], con una rubrica fissa, ma ne fu anche il primo investitore. Fin dal suo lancio, la rivista ebbe enorme successo e nei primi quattro anni di vita vinse due National Magazine Awards nella categoria General Excellence e uno nella categoria Design.
Dall'aprile 1995 al marzo 1997 vi è stato il tentativo di un'edizione britannica della rivista, nato dalla collaborazione del Guardian Media Group con i proprietari dell'epoca di Wired; l'esperimento risulta fallimentare e dura breve tempo, forse anche a causa di un disaccordo tra le due parti[3].
Dal giugno 2001 fino ad ottobre 2012 il direttore di Wired USA è stato Chris Anderson[4][5], che, in un articolo della rivista, nell'ottobre del 2004, ha coniato il termine "coda lunga" (the long tail in inglese) per descrivere alcuni modelli economici e commerciali.
Nel numero di giugno 2006, Jeff Howe conia il termine Crowdsourcing, nel suo articolo The Rise of Crowdsourcing[6], definendo un modello di business. A marzo 2009 esce l'edizione italiana della rivista e, un mese dopo, anche la nuova versione britannica, la cui direzione è affidata a David Rowan. Dal novembre 2012 il direttore di Wired USA è Scott Dadich[7].
Sito web
La presenza di Wired sul web iniziò con il lancio di Hotwired.com nell'ottobre 1994. Hotwired fu il primo sito web con contenuti originali. Hotwired si espanse in vari di siti di contenuti verticali, tra cui Webmonkey, Ask Dr. Weil, Talk.com, WiredNews e il motore di ricerca Hotbot. Nel 1997, tutti i siti furono rinominati Wired Digital. Il sito web Wired.com, precedentemente noto come Wired News e Hotwired, fu lanciato nell'ottobre 1994.[8] Il sito web e la rivista furono separati nel 1998, quando il primo fu venduto a Condé Nast e la seconda a Lycos[9] nel settembre 1998. I due rimasero indipendenti fino all'acquisto di Wired News da parte di Condé Nast l'11 luglio 2006.[10] Questa mossa ha finalmente riunificato il marchio Wired.
A partire da febbraio 2018, Wired.com è a pagamento. Gli utenti possono accedere solo a un numero limitato di articoli al mese senza pagare.[11]
Oggi, Wired.com ospita diversi blog tecnologici su argomenti quali sicurezza, economia, nuovi prodotti, cultura e scienza.
Wired in Italia
A partire da marzo 2009 viene pubblicata anche la versione italiana di Wired, con la copertina del primo numero dedicata al Premio Nobel Rita Levi-Montalcini[12][13]. Il nome scelto è Wired. Storie, idee e persone che cambiano il mondo, dato che la sola parola Wired venne ritenuta di difficile comprensione per il pubblico italiano. L'impostazione di Wired Italia era la stessa della versione statunitense, ma non più del 20% dei contenuti venivano tradotti da Wired USA. Dal numero 75 (inverno 2015/2016) la rivista è trimestrale e ha cambiato impostazione, diventando monografica.
Note
- ^ Wired, la bibbia della rivoluzione digitale sbarca in Italia, su tg1live.blog.rai.it. URL consultato il 21 marzo 2025 (archiviato il 4 marzo 2016).
- ^ Negroponte ha raccolto alcuni degli articoli scritti per Wired nel suo libro Being Digital (Essere digitali nell'edizione italiana).
- ^ (EN) Bobbie Johnson e technology correspondent, The UK gets reWired, in The Guardian, 23 marzo 2009. URL consultato il 21 marzo 2025.
- ^ Wired Editor-in-Chief Chris Anderson Steps Down to Run Robotics Startup, su wired.com, Wired USA, 2 novembre 2012. URL consultato il 17 gennaio 2014.
- ^ Longtime Wired Editor-In-Chief Chris Anderson Departing To Be Full-Time CEO At Robotics Startup, su techcrunch.com, Tech Crunch, 2 novembre 2012. URL consultato il 17 gennaio 2014.
- ^ (EN) Wired 14.06: The Rise of Crowdsourcing, su wired.com. URL consultato il 21 marzo 2025 (archiviato il 21 marzo 2014).
- ^ Scott Dadich, su condenast.com, Wired USA. URL consultato il 17 gennaio 2014 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2013).
- ^ Jeffrey Veen, HotWired Style, 1997, pp. 14–15.
- ^ (EN) Lycos Acquires Wired Digital, in Wired, 6 ottobre 1998, ISSN 1059-1028. URL consultato il 22 aprile 2024 (archiviato dall'url originale il 22 aprile 2024).
- ^ WN: Wired News, in Wired News, 30 dicembre 2005 (archiviato dall'url originale il 30 dicembre 2005).
- ^ Eric Johnson, Paywalls make content better, Wired editor Nick Thompson says, in Recode, 1º febbraio 2018. URL consultato il 2 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2018).
- ^ Anche l'Italia è Wired: ecco le reazioni dei blogger - SKY.it, 2009-03-05, su mag.sky.it. URL consultato il 18 marzo 2009 (archiviato dall'url originale il 7 marzo 2009).
- ^
La professoressa Rita Levi-Montalcini sul primo numero della copertina. URL consultato il 27 luglio 2021 (archiviato dall'url originale). L'immagine è stata tratta da: La professoressa Rita Levi-Montalcini sul primo numero della copertina (JPG), su dillinger.it. URL consultato il 27 luglio 2021.
Bibliografia
- Chris Anderson, La coda lunga. Da un mercato di massa a una massa di mercati, Torino, Codice Edizioni, 2007, ISBN 978-88-7578-160-6.
- Nicholas Negroponte, Essere digitali, Milano, Sperling & Kupfer, 1995, ISBN 978-88-8274-724-4.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (EN) Sito ufficiale, su wired.com.
- WIRED (canale), su YouTube.
- (EN) Wired, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Wired, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
