Penteo
| Penteo | |
|---|---|
| Nome orig. | Πενθεύς |
| 1ª app. in | Le Baccanti |
| Caratteristiche immaginarie | |
| Specie | umana |
| Sesso | maschio |
| Luogo di nascita | Tebe |
| Professione | re di Tebe |
Penteo (in greco antico Πενθεύς?, Penthéus) è un personaggio della mitologia greca. Fu un re di Tebe.[1]
Genealogia
Figlio di Echione[1] e di Agave.[1][2]
Mitologia
Apollodoro
Penteo successe a Cadmo sul trono di Tebe[1] e proibì il culto di suo cugino Dioniso che imprigionò convinto di imprigionare solo un suo seguace. Dioniso però riuscì a liberarsi e lo convinse a travestirsi da donna per spiare i riti bacchici sul monte Citerone dove Le donne (tra cui sua madre Agave e le sue zie Autonoe ed Ino), lo scambiarono per un animale selvatico e lo uccisero in preda al furore bacchico.[4]

Ovidio
Penteo fu un uomo violento e bestemmiatore che rifiutava di riconoscere la divinità di Dioniso. L'indovino Tiresia lo avvertì delle conseguenze della sua empietà, ma Penteo non lo ascoltò e lo cacciò via. Quando Dioniso arrivò a Tebe, Penteo si infuriò e decise di reprimere il culto del dio, arrivando a imprigionare Acete, un ex pirata divenuto seguace di Dioniso.
Penteo, sempre accecato dalla sua rabbia e superbia, decise di andare personalmente sul monte Citerone per spiare i riti bacchici, ma venne scoperto dalle Baccanti, tra cui sua madre Agave e le sue zie Ino e Autonoe, che, in preda al furore bacchico, lo scambiano per un animale selvatico e lo uccisero. La scena culminò con Agave che, in preda alla follia, portò la testa di Penteo tra le mani, credendo di aver catturato un leone.[5]
Euripide
Penteo è il vero protagonista delle Baccanti di Euripide (tragedia scritta nel 407-406 a.C.). Il suo ruolo nella tragedia si evolve col dispiegarsi della trama: nella prima parte è il superbo re di Tebe che compie un atto di hybris disprezzando ostinatamente i riti di Dioniso e perseguitando il dio e i suoi seguaci; nella seconda parte (dopo la rhesis del messaggero che narra la sua morte per mano della madre) diviene “Penteo l'infelice”.
Una tragedia di Eschilo intitolata Penteo è andata perduta.
Note
- ^ a b c d (EN) Apollodoro, 'Biblioteca' Libro 3.5.2, su theoi.com. URL consultato il 30 agosto 2025.
- ^ (EN) Publio Papinio Stazio, 'Tebaide' 4.549, su topostext.org. URL consultato il 30 agosto 2025.
- ^ Scolio a Euripide, Le Fenicie 942.
- ^ (EN) Apollodoro, 'Biblioteca' Libro 3.5.5, su theoi.com. URL consultato il 30 agosto 2025.
- ^ (EN) Ovidio, Metamorfosi Libro 3.509, su theoi.com. URL consultato il 30 agosto 2025.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Penteo, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- PENTEO, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935.
- Pentèo o Pènteo, su sapere.it, De Agostini.
- E. Paribeni, PENTEO, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1965.
- (EN) Pentheus, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Penteo, su Goodreads.
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