Auctoritas

Nell'antica Roma, l'auctoritas era l'atto o la serie di atti tramite cui un individuo integrava gli effetti giuridici e politici degli atti di un altro, per sé inefficaci, in quanto quest'ultimo non è dotato di adeguata rappresentatività.[1][2]
La parola latina è all'origine del termine «autorità».
Nell'antica Roma
La parola auctoritas condivide la stessa radice del verbo augeō ('aumento', 'accresco'), connesso anche alle espressioni augur, auctor e augustus.[1][2]
L'espressione, che apparteneva già dal periodo arcaico alla lingua giuridica e religiosa dei Romani[2], aveva assunto un sapore squisitamente tecnico e indicava l'atto con cui i patres (probabilmente i membri patricii del Senato più che il Senato nel suo complesso[3]) riconoscevano effettività alle delibere dei comitia e ciò secondo una concezione paternalistica della capacità politica dei plebei, incapaci, secondo i patrizi, di adottare autonomamente decisioni politiche.[1] L'auctor ('autore') era infatti "is qui auget", colui che accresce l'atto o la situazione giuridica di un altro, nel senso di perfezionarla e integrarla.[4][2] L'auctor è colui su cui si poggia, come garante, l'atto prodotto sotto i suoi auspici. Fondamento dell'auctoritas era una riconoscibile superiorità materiale tra patronus e cliens. Nel diritto privato, gli atti del pupillŭs ('pupillo') necessitavano dell'auctoritas tutoris, che li approvava e garantiva; l'auctoritas venditoris era offerta dal venditore a garanzia dell'autenticità della transazione.[2]
Nel diritto pubblico, l'auctoritas patrum e senatus era dunque l'autorità dei patres, capace di dare validità alle decisioni popolari.[1][2] La natura di questo assenso resta poco chiara: forse consisteva in un controllo delle delibere, affinché non contenessero improprietà tecniche o religiose.[3]
Già nel IV secolo a.C., la lex Publilia Philonis (339 a.C.) cercò di rinnovare questo panorama, percepito come anacronistico, prevedendo che l'auctoritas precedesse la presentazione al comizio, al quale poi spettava la decisione per l'entrata in vigore di una legge. In tal modo, i patrizi non avevano più modo di opporsi alla legge adducendo motivazioni tecniche.[1][2][3] Lo stesso principio fu poi esteso alle elezioni da una lex Maenia del III secolo a.C., mentre resta dibattuto il ruolo della lex Hortensia (287 a.C.) in rapporto alla auctoritas patrum.[3]
Theodor Mommsen descrive la "forza" dell'auctoritas come "più che un consiglio e meno che un comando, un consiglio che non si può ignorare". Cicerone dice del potere e dell'autorità: "Cum potestas in populo auctoritas in senatu sit" ('Mentre il potere risiede nel popolo, l'autorità spetta al Senato')[5].
In ambito privato, i soggetti sotto tutela, come donne e minori, erano ugualmente obbligati a chiedere la sanzione dei loro tutori ("protettori") per determinate azioni. Così, l'auctoritas caratterizza l'auctor: il pater familias autorizza, cioè convalida e legittima, il matrimonio di suo figlio in prostate.
L'auctoritas, nella sfera politica, non era identificabile con il potere esercitato in relazione ad una specifica carica (la potestas), ma indicava la capacità di un individuo di assumere una funzione dirigente, quindi la qualità personale che giustificava e su cui si fondava la potestas. Analogamente, sul piano culturale, l'auctoritas indicava la capacità di un poeta, di uno storico o di un oratore di essere persuasivo e corrispondeva quindi alla capacità di esercitare un ascendente sugli altri e di essere oggetto di emulazione.[2] L'uomo politico o il dotto giustificavano la propria posizione in relazione alla propria auctoritas, qualità che si sostanziava nella gravitas, nella dignitas, nella nobilitas. In tal senso, l'auctoritas diventa elemento centrale del formarsi della tradizione: cose ed eventi potevano possedere la qualità dell'esempio, di precedente esemplare (auctoritas exemplorum); le persone potevano rappresentare modelli di comportamento: l'auctoritas maiorum corrispondeva al mos maiorum. La primazia di ciò che è dotato di auctoritas aveva carattere morale e cronologico, e in questo senso il concetto è poi passato al Medioevo.[2]
Autorità del principe
Il titolo di augustus fu attribuito nel 27 a.C. ad Ottaviano proprio ad indicare l'auctoritas da lui acquisita ponendo fine alle guerre civili del I secolo a.C.
Da Augusto in poi, l'Imperatore aveva il titolo di princeps e deteneva l'auctoritas principis ('autorità del principe'), la suprema autorità morale, unitamente a imperium e potestas, cioè l'insieme dei poteri militari, giudiziari e amministrativi.
Medioevo
Nel Medioevo, la nozione di auctoritas (anche nelle forme actoritas, autoritas, authoritas e, in Dante, autoritade e autorità[2]), proveniente dalla tradizione romana, fu spesso invocata dal papato, a partire da papa Gelasio I, per rivendicare a sé un potere legislativo e distinguerlo dalla potestas dell'impero, ossia il potere esecutivo.
Alla dottrina gelasiana delle «due spade», secondo cui papa e imperatore erano come due Soli che illuminavano il mondo, ognuno in ambiti diversi e autonomi secondo l'immagine di Dante,[6] che di fatto attribuiva al primo un potere spirituale e al secondo quello temporale, papa Innocenzo III sostituì l'allegoria del Sole e della Luna invocando la suddetta auctoritas per deporre re e imperatori, e per tentare di stabilire una teocrazia papale che di fatto subordinava a sé anche la potestas imperiale.[6][7]
Note
- ^ a b c d e Auctoritas, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ^ a b c d e f g h i j Stabile.
- ^ a b c d Momigliano e Cornell
- ^ J. B. Greenough contesta questa etimologia, ma non il senso di fondamento e accrescimento (cfr. Latin Etymologies, in Harvard Studies in Classical Philology, volume 4, 1893).
- ^ De legibus, 3. 28.
- ^ a b Diego Quaglioni, Duo Luminaria, in Enciclopedia federiciana, Treccani, 2005.
- ^ C. Di Fonzo, Il rovesciamento della metafora del sole e della luna: Agostino, Giovanni di Parigi e Dante, in «Rivista Internazionale di Diritto Comune» 32 (2021), pp. 275-297.
Bibliografia
Fonti primarie
- Cicerone, De Legibus (I secolo a.C.)
Fonti moderne
- Alvaro d'Ors, Derecho privado romano (10 ed. Eunsa, 2004)
- Rafael Domingo Osle, Auctoritas, Ariel, 1999
- (EN) Arnaldo Momigliano e Tim Cornell, patrum auctoritas, in Oxford Classical Dictionary, 2016.
- Theodor Mommsen, Römisches Staatsrecht, volume III, capitolo 2. (1887)
- Marina Simeone, Genealogia dell'Auctoritas, Milano, Mimesis, 2023. ISBN 9791222307916.
- Giorgio Stabile, Autorita, in Enciclopedia dantesca, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1970.
Voci correlate
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